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Lo sportello
consulenza è aperto due mattine alla settimana, lunedì e giovedì dalle ore
10.00 alle 12.30; ciò non
toglie che, su richiesta, si fissino appuntamenti anche in tempi diversi.
Le consulenze sono
state raggruppate in tre filoni, lavoro dipendente, lavoro atipico e
famiglia, ma è chiaro che gli ambiti sono spesso
intrecciati, perché, per entrambi i sessi con sfumature differenti, il
lavoro si collega alla situazione familiare.
Le presenze maschili
sono aumentate negli ultimi anni, sia pure in misura modesta rispetto al
totale. Si tratta di uomini o giovanissimi, quindi con problemi per
l’orientamento o di precarietà rispetto al lavoro, o di pensionati che si
informano rispetto a lavori modesti.
Le consulenze richieste
dalle donne partono da problemi di tipo lavorativo, ma spesso arrivano a
toccare anche i nodi familiari. In casi estremi esiste un problema di pessimo rapporto col
partner, e quindi di possibile separazione. Ben più numerosi i casi legati
alla ricerca del lavoro, all’orientamento scolastico-lavorativo o a situazioni contingenti, quali i rapporti con
datori di lavoro o con colleghi/ghe
L’estrema variabilità
delle richieste di consulenza e la necessità di essere precise nel fornire
un parere o inquadrare una soluzione, ha reso necessario attivare la
disponibilità di due figure professionali specifiche, la psicologa esperta
di orientamento e la consulente
in materia normativa, riguardante il
diritto del lavoro o di famiglia. Si tratta della dr.a
Carmela Caldovino e della dr.a
Federica Colizzi
che mettono a disposizione un pacchetto di ore
di consultazione utilizzabili su richiesta.
"L’esperienza di
consulenza orientativa effettuata durante l’anno 2003/04, pur se non
statisticamente significativa, (n° casi visionati: 11 di cui uno di sesso
maschile), risulta particolarmente interessante, in quanto offre la
possibilità di trarre degli spunti di riflessione sulla condizione
psicologica e lavorativa delle lavoratrici atipiche. Per impostare gli
incontri di orientamento ho scelto la metodica del “bilancio di competenze”.
Questa scelta è stata motivata dalla grande versatilità e adattabilità della
metodologia di lavoro relativa al bilancio di competenze.
Il bilancio di
competenze si delinea come una serie di azioni di aiuto alla persona,
attraverso la quale è possibile fronteggiare un problema di carriera
lavorativa. In particolare, attraverso un’azione di bilancio di competenze
il soggetto ha la possibilità di sviluppare una maggior conoscenza di sé e
una maggiore conoscenza dei contesti sociali e organizzativi nel quale è
inserito. Il bilancio di competenze, persegue due obiettivi fondamentali. Il
primo è quello di effettuare un’analisi approfondita delle esperienze
personali e professionali che caratterizzano il percorso
formativo-professionale della persona. L’altro importante obiettivo, è
rappresentato dalla consulenza al soggetto nella costruzione di un progetto
professionale “realistico”, cioè di un progetto che tenga conto delle
caratteristiche, delle esperienze di vita e di lavoro, dei vincoli e limiti
e del contesto nel quale il soggetto è inserito. Durante il percorso di
bilancio la persona viene stimolata ad attivarsi, affinché possa sentirsi
protagonista del proprio cambiamento. L’elemento relativo all’attivazione
personale è di fondamentale importanza poiché permette al soggetto di
migliorare la percezione di sé, di valorizzare le conoscenze acquisite e di
utilizzare al meglio le propria esperienza.
I
risultati
I dati che verranno
messi in evidenza riguardano, come già evidenziato undici casi di donne
lavoratrici atipiche che si sono rivolte al nostro servizio. Anche se il
numero dei casi non può avere un valore statistico, risulta comunque
interessante riflettere su alcuni dati. Ad esempio, l’età delle donne è
compresa tra i 22 e i 62 anni, con una maggiore frequenza di donne con un
età tra i trentacinque e i quarant’anni. Questo dato è in sintonia con le
statistiche più ampie che riguardano l’età critica per le
lavoratrici/lavoratori atipiche/i. Un altro dato interessante riguarda lo
stato civile; infatti, la maggior parte delle donne erano separate con
figli o nubili e, quindi, in situazioni di maggior difficoltà economica.
Altri dati significativi sono i
seguenti: la quasi la totalità delle utenti era in possesso di un diploma o
di una qualifica professionale, di un’esperienza di lavoro o di molti anni
(dieci e/ o più) o di pochi anni. I lavori che hanno caratterizzato le
esperienze di queste lavoratrici atipiche, hanno riguardato soprattutto le
collaborazioni domestiche, l’assistenza agli anziani e il lavoro di operaia.
Le esperienze di lavoro sono in genere diversificate e, a causa di problemi
familiari o personali, hanno subito degli arresti. Le problematiche
maggiormente riscontrate erano relative: al cambiamento ambientale, alla
bassa autostima, alla mancanza di informazioni, a difficoltà coniugali
(divorzio, separazione), al senso di esclusione sociale, ad esperienze
negative, alla sfiducia, alla tendenza al vittimismo ed alla paura di
rimettersi in gioco.
Le aspettative
maggiormente riscontrate sono state le seguenti: possibilità di trovare un
lavoro fisso e non troppo lontano da casa, potersi realizzare
professionalmente, ricevere un compenso adeguato alle prestazioni svolte.
Come è facile dedurre dal quadro di dati appena presentato, la vita e
l’esperienza di questa tipologia di utenti non è certo facile, così come non
è facile ridare fiducia e valorizzare comunque il percorso di questi
soggetti. I risultati ottenuti attraverso questo tipo di azioni, lasciano
comunque ben sperare in quanto, la maggior parte delle donne, è riuscita a
trovare o a mantenere (ci sono stati due casi con vertenze in atto) un posto
di lavoro e, soprattutto a ritrovare la fiducia per ricominciare a
rimettersi in gioco.
Obiettivi
raggiunti
Come è stato
possibile evidenziare attraverso la descrizione dei casi presentati, anche
attraverso pochi incontri di orientamento è possibile raggiungere alcuni
obiettivi. Il primo è quello di far sentire le lavoratrici al centro del
proprio cambiamento, infatti spesso il senso di frustrazione e di impotenza
fanno sentire la persona in balia di uno sciagurato destino. Il soggetto ha,
infatti spesso la sensazione di essere sfortunato e di non poter fare molto
per cambiare le cose. Il primo passo per poter lavorare bene diventa quindi
quello di far percepire alla persona, senza farla sentire eccessivamente in
colpa, anche la propria responsabilità personale rispetto alla situazione in
cui si trova. Si ottiene così, un ridimensionamento dei fattori esterni e
un’attenzione maggiore agli aspetti che riguardano la volontà e le capacità
di risolvere i problemi della persona.
Un altro elemento
da sottolineare riguarda la possibilità per la persona di confrontarsi con
esperienze diverse dal passato. Mi riferisco in particolare alle difficoltà
da parte delle donne, di percepirsi come non in grado di confrontarsi con
situazioni diverse da quelle già sperimentate, ad es. la casalinga che dice
“ non riuscirò mai a fare altro”, ne è un tipico esempio. Stimolare le
donne a confrontarsi con nuove realtà e a vincere la paura del cambiamento è
un altro fattore estremamente importante da tenere in considerazione nel
contesto di un’attività di orientamento. Spesso le donne sono portatrici di
idee, di fantasia, di creatività, di spirito di adattamento, tutte qualità
che possono rimanere sommerse o schiacciata dalla poca autostima, dalla
solitudine, da situazioni di svantaggio sociale. Per tutti questi motivi
ritengo utile e auspicabile che in futuro si creino sempre più spazi di
ascolto per accogliere le donne che devono affrontare problemi di
inserimento o reinserimento lavorativo." (Carmela Caldovino)
Prezioso, per
l’attività di sportello, un buon rapporto instaurato con le istituzioni
presenti sul territorio, dal comune all’Asl, senza dimenticare, come è
ovvio, la disponibilità delle OOSS, con le quali si sono
risolti diversi casi talora portati a buon fine con accordi poi siglati
all’Ufficio Provinciale del Lavoro.
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